L’approccio psicoterapeutico

Psicoterapia Breve Strategica

Le origini della Psicoterapia Breve Strategica risalgono alla teoria della comunicazione, nata in campo antropologico con G. Bateson, agli sviluppi costruttivisti della teoria cibernetica (H. von Foerster, E. von Glasersfeld), agli studi sull’ipnosi e sulla suggestione di M. Erickson; si deve poi a P. Watzlawick e al Mental Research Institute di Palo Alto l’opera di approfondimento e sistematizzazione dei principi teorici e applicativi del modello.

Perché scegliere la Psicoterapia Breve Strategica?

In primo luogo, BREVE perché, appunto, è un intervento breve nel tempo in quanto la terapia dura da un minimo di 10 visite ad un massimo di 20. Generalmente i primi sostanziali miglioramenti avvengono nelle prime 5 visite, distribuite nell’arco di circa 3 mesi e successivamente si guida la persona a consolidare il cambiamento avvenuto.

Ci si concentra sul disturbo così come viene presentato dal cliente, non interessano granché i sogni o i traumi passati che dovrebbero essere causa del disturbo presente, quanto analizzare i ripetuti sforzi compiuti da chi si lamenta del problema per risolverlo; questi sforzi vengono chiamate soluzioni tentate. Questo costrutto è il cardine centrale del percorso terapeutico. Difficilmente se scopriamo la causa di un problema questo coincide con il risolvere del problema stesso.

In secondo luogo STRATEGICA perché, strategicamente, si definisce un obiettivo e si applicano una serie di strategie per raggiungerlo nel modo più efficace ed efficiente: si lavora, cioè, fino alla completa risoluzione del problema presentato, in modo duraturo e nel più breve tempo possibile. Un caso può dirsi risolto solo quando non si ripresentano, nelle visite di controllo, né ricadute e recrudescenze del problema, né “spostamenti del sintomo”, cioè l’esprimersi del sintomo sotto altra forma.

Quindi, la Terapia Breve Strategica NON presenta le seguenti controindicazioni:

  • eventuale dipendenza dal terapeuta e conseguente difficoltà di distacco
  • ingente investimento in termini di costi e di tempo
  • ricadute sintomatiche
  • interferenze con altri percorsi psicoterapeutici o medici­-farmacologici.

A chi si rivolge?

La Terapia Breve Strategica è un approccio psicoterapeutico estremamente flessibile, ma, al contempo, pragmatico. Si adatta quindi alla stragrande maggioranza dei problemi psicologici, a patto che si possa definire un obiettivo pratico e concreto di cambiamento.

Per quanto riguarda i problemi che più frequentemente si presentano al nostro centro, vi rimandiamo alla sezione Psicoterapia, in cui forniamo un quadro sintetico del funzionamento dei vari disturbi, secondo i risultati emersi dalla nostra ricerca.

Come si svolge una terapia?

La durata e la cadenza delle sedute non sono precostituite e si adattano a seconda delle esigenze del problema presentato.

Non vengono usati farmaci, ma solo prescrizioni psicologiche, cioè si danno dei compiti/esercizi/consegne da svolgere a casa tra una visita e l’altra.

Il terapeuta, inoltre, non è un semplice ascoltatore silenzioso o un distributore di ricette e buoni consigli a pagamento: è un meccanico della mente, o meglio un “problem solver”, colui che costruisce la soluzione allo specifico problema della persona che ha davanti con la sua storia unica e irripetibile, è come un sarto che cuce un capo su misura per il cliente che si trova davanti.

Per poter fare questo, individua la struttura del problema (come funziona?) e, attraverso una serie di strategie e stratagemmi (solo apparentemente illogici e contrari al buon senso), permette al paziente di costruire uno scenario nuovo, liberato dal problema.

Dà veramente risultati duraturi nel tempo?

I risultati ottenuti hanno dimostrato che si tratta di un intervento efficace oltre che breve ed efficiente.

Non vengono usati farmaci, ma solo prescrizioni psicologiche, cioè si danno dei compiti/esercizi/consegne da svolgere a casa tra una visita e l’altra.

Siamo soliti controllare a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della psicoterapia, la presenza di ricadute e recrudescenze del problema: la percentuale di casi in cui sono presenti sono minime. In questi ultimi incontri, la persona viene guidata, ove necessario, a ricostruire la propria vita senza il disturbo presentato e quindi a pensare e confrontarsi con se stessa, gli altri e il mondo in modo diverso.

Diversamente è sufficiente controllare l’evoluzione e gli effetti positivi del cambiamento terapeutico.